Recentemente
Les Cahiers de la Bd, rivista della Vagator Productions, ha dato alle
stampe un numero Hors Série
intitolato Hergé
Le Pére de Tintin se raconte, in cui si ripercorrono le principali tappe
della sua vita, le influenze stilistiche, anche attraverso interviste con
Pierre Assoulinne,
Benoît Peeters
e
Numa Sadoul, tre fra i maggiori
esperti su Georges Remi.
Hergé è senza
dubbio l’autore franco-belga più celebre al mondo. La sua vita e le sue opere
sono state letteralmente vivisezionate su diecine e diecine di libri e
centinaia di articoli scritti da innumerevoli personalità della cultura, dello
spettacolo e della politica francofone. Nessun altro autore del fumetto
mondiale ha avuto una simile attenzione.
L’altra
faccia della medaglia è che ancora oggi, a distanza di oltre due decenni dalla
sua scomparsa, l’autore belga è bersaglio di ricorrenti accuse di razzismo, antisemitismo,
simpatie di destra e collaborazionismo con i nazisti. Infatti, nella rivista
sopradetta sono riportate tutte le notizie negative che riguardano la sua
biografia, quasi un accanimento terapeutico contro di lui.
Non si capisce se
sia un’operazione volta a denigrare un importante autore del XX secolo, più che
a esaltarlo. Forse gli autori della rivista si sono lasciati prendere la mano da
un eccesso di sciovinismo verso un artista belga, che ha conosciuto un successo
mondiale, eguagliato solo dal francese Astérix di
Goscinny e Uderzo? Prima di condannarlo, però, sarebbe corretto inquadrarne la
figura nel contesto storico-sociale dell’epoca.

Il
giovane Georges è cresciuto in un
Belgio colonialista e razzista, nel periodo in cui sono nati gli esecrabili
regimi totalitari europei di destra. È stato educato in un ambiente familiare e
scolastico di stampo cattolico. Incontra l’abbate Norbert Wallez, cattolico reazionario di destra e simpatizzante
mussoliniano, il quale è contrario alla democrazia parlamentare e al
liberalismo. Il prete prende il giovane Georges sotto la sua ala e lo assume nel
giornale Le XXe Siécle,
da lui diretto, e gli affida un supplemento per ragazzi, Le Petit Vingtiéme, per il quale Hergé disegnerà Tintin. Dunque, un ambiente di lavoro non certo
progressista. In redazione Georges
conosce Léon Degrelle, che fonderà
il movimento di estrema destra Rex,
e
Germaine Kieckens, segretaria e grande
ammiratrice del prelato, più anziana di lui di un anno, che diventerà la sua sposa.
I racconti di Tintin risentono di tale substrato socio-culturale, questo è
indubbio!
Quando
i nazisti chiudono il quotidiano di Wallez
con il relativo supplemento, il giovane autore rientra in Belgio da Parigi, dove
si era rifugiato, per far pubblicare Tintin sul quotidiano
Le Soir, cosiddetto “volé”, cioè
rubato, perché requisito dalla propaganda nazista ai legittimi proprietari. In
quella redazione fa amicizia con il caporedattore Raymond De Becker, conosce Jacques
Van Melkebeke, futuro collaboratore nel settimanale Tintin, e Bernard Heuvelmans,
giornalista scientifico che lo aiuterà nel dittico sulla Luna. Inoltre, rincontra
Paul Jamin, suo primo assistente, Marcel Dehaye, suo futuro amico e
confidente, e altri redattori del XXe Siécle.

Hergé, pur
con le sue idee di destra, non è mai stato un delatore, non è entrato come i
veri collaborazionisti negli organigrammi delle strutture naziste belghe, ha
solo voluto far pubblicare Tintin su
un giornale a qualsiasi costo. E per tale scelta, purtroppo rivelatasi infelice,
è finito in un elenco di collaborazionisti! È stato uno stupido per questo? Certamente!
Ha
sempre percepito come un’ingiustizia la persecuzione subita da molti amici e
colleghi nell’immediato dopoguerra, con alcuni di essi imprigionati,
ostracizzati e altri condannati a morte con l’infamante accusa di tradimento e
di collaborazionismo con l’invasore. È stato perfino criticato perché,
disgustato dalle persecuzioni nei loro confronti, ha semplicemente pensato per
un momento di abbandonare il Belgio e trasferirsi in Argentina, una delle
nazioni scelte dai nazisti come rifugio dopo la caduta del nazismo. Una
semplice idea mai concretizzata e ingenuamente confessata molti anni dopo!
Tali
notizie possono avvelenare l’ammirazione di milioni di lettori per le avventure
di Tintin e Haddock?
Non lo crediamo!
Si
vocifera che sia stato abusato sessualmente da piccolo da un fratello della
madre, più anziano di lui di dieci anni, e che da scout abbia partecipato a
raduni scoutistici in cui avrebbe assistito a cerimonie di sapore sado-maso. Più
fonti, compresa la prima moglie Germaine,
confermano che Georges è stato un libertino che, talvolta, ha confessato alla
moglie i propri incontri a sfondo amoroso. Ciononostante, è sempre ritornato da
Germaine, con cui ha avuto un legame
fortissimo, un cordone ombelicale mai troncato, neanche dopo il divorzio e le seconde
nozze con la giovane Fanny Vlamynck.
Sapere queste notizie può incidere sul grado di divertimento che si ricava
dalle sue storie? Pensiamo di no.

Cosa
si pretende da un giovane cresciuto in un simile ambiente? Avrebbe dovuto
essere diverso da molti altri giovani della sua generazione, cresciuti in quel
clima e attratti da quelle idee? È vero, non ha avuto una forza interiore, una
preparazione culturale e una capacità analitica tali da riuscire ad affrancarsi
dall’educazione ricevuta e dall’ambiente in cui è cresciuto. Non tutti nascono
eroi! Se è riuscito a svincolarsi in parte, è avvenuto solo nell’età matura.

Le
prime storie create da Hergé
riflettono il periodo in cui sono state create, al pari di tante altre nel
mondo dei fumetti. In pratica, cosa gli si rimprovera? Di essere stato un uomo
di destra, come milioni di altri europei della sua generazione? Di avere avuto
successo, nonostante tutto? Di essere stato un caposcuola molto esigente, poco
disponibile verso gli altri autori, da lui sfruttati e, talvolta, boicottati
perché timoroso di un loro successo, che avrebbe potuto oscurare quello del suo
Tintin, come è avvenuto con l’amico E.P. Jacobs o con l’assistente Jacques Martin? Di aver scelto di
sacrificare l’amico Van Melkebeke pur
di continuare l’avventura di Tintin?
Un atteggiamento sicuramente deplorevole, nato dal tentativo di difendere il successo,
conquistato lavorando duramente!
Dunque,
una personalità estremamente complessa, un carattere egoista, chiuso e
introverso, in depressione cronica, meritevole di una terapia psicoanalitica.
Questo è un dato di fatto!
Malgrado
le sue frequentazioni discutibili, i plateali errori di impostazione nelle
prime storie di Tintin,
Hergé ha creduto nel proprio
personaggio e, unico caso nel mondo del fumetto, ha epurato, per meri intenti
economici, le prime storie da ogni aspetto che avrebbe potuto urtare la
sensibilità di minoranze etniche o religiose. E così facendo ha universalizzato
le sue storie. Una decisione furba? Certamente, però lui lo ha fatto, altri no,
riuscendo ad assicurare a Tintin una
diffusione e una popolarità mondiale che non ha precedenti nel mondo della bédé!
È divenuto una star del fumetto europeo quando nessuno lo era ancora diventato.

Tutto sommato, le notizie biografiche
poco edificanti dimostrano solo le debolezze del lato umano dell’artista e aiutano
a capire meglio la sua psicologia, un uomo come tutti gli altri, con vizi e
virtù. Per assurdo, il discorso assomiglia a quello sui capolavori dipinti del
passato: non dovremmo più ammirarli in quanto molti pittori erano dei depravati
e pagavano poco o niente le modelle, spesso prostitute con cui andavano a letto?
Recentemente
il disegno a colori per la copertina di Le Lotus Bleu, inedito perché rifiutato
dall’editore Casterman e regalato al
di lui figlio dal medesimo Hergé, è
stato venduto a un asta per tre milioni e duecentomila euro, una cifra pazzesca
per un fumetto!
Piaccia
o non piaccia, le storie di Tintin rimarranno
valide indipendentemente dal fatto che l’autore abbia avuto debolezze e
commesso errori!