giovedì 2 luglio 2020

Barbarossa salpa dall’Italia verso nuove avventure!



Il nostro amico Stefano Carloni, torna a sorprenderci disegnando un classicissimo del fumetto franco-belga: Barbarossa!
Il prossimo 28 agosto, le edizioni Dargaud pubblicano in Francia il volume Les Nouvelles aventures de Barbe-Rouge - Pendu haut et Court!, scritto da Jean-Charles Kraehn e disegnato magnificamente dal nostro disegnatore italiano. Abbiamo approfittato della sua consueta gentilezza per farci dire qualcosa su questa nuova avventura editoriale.


Ciao Stefano, come è nata la tua collaborazione al proseguimento delle avventure di Barbarossa?

SC: Ciao! Innanzitutto è un piacere fare di nuovo due chiacchiere con gli amici di Zona Bedé.
Dunque, nell’ottobre 2018, il direttore editoriale di Dargaud, François Le Bescond, mi contattava per dirmi che avrebbe voluto vedermi al festival di St Malo, che si sarebbe tenuto qualche settimana dopo, per parlarmi di un progetto. Ci siamo quindi incontrati lì, e non è andato diretto al punto: mi ha prima chiesto se ci fosse qualcosa che amassi disegnare in particolare, perché non gli andava a genio assegnare progetti generici su commissione, sarebbe stato più felice di affidarmi un progetto che sentissi nelle mie corde.


Avrei voluto dirgli che ho sempre adorato disegnare epoche passate, con un po’ di avventura, come per esempio l’universo dei pirati. Ma dal momento che Dargaud aveva già pubblicato diverse serie di successo con il medesimo soggetto (Long John Silver, Barracuda, e lo stesso intramontabile Barbarossa…), mi sono limitato a dire delle epoche passate e dell’avventura. François ha proseguito: “Ci sarebbe un grosso progetto sulla pirateria, se ti stuzzica questo tema…”. Ho sorriso, ma mai avrei pensato che si sarebbe trattato di riprendere Barbe-Rouge.


A botta calda, ho provato un misto di emozioni tra entusiasmo strabordante e ansia da prestazione. Al ritorno a casa, nel fare i primi bozzetti dei personaggi ho appoggiato la matita sul foglio con la stessa cautela che userebbe un restauratore nel mettere le mani su un’opera antica. Appena la matita ha iniziato a scorrere sul foglio, il divertimento ha preso il sopravvento sui pensieri. Tutt’oggi continuo a credere che se mi fossi soffermato troppo a pensare all’importanza di Barbarossa, senza alcun dubbio il pirata più celebre della BD franco-belga, ed al carico di responsabilità sulle mie spalle, carico doppio perché ho proposto di occuparmi anche del colore, forse mi sarei bloccato. A forza di disegnarlo, tutto è venuto talmente naturale che neanche mi sono accorto.



Ho avuto comunque bisogno di parecchi mesi di prove per la ricerca stilistica, ma soprattutto per poter riprendere la serie con una certà maturità. Barbarossa è una serie piuttosto classica che andava necessariamente modernizzata ma senza perdere lo spirito originale, nel rispetto dei creatori Charlier e Hubinon: un principio semplice, ma complicatissimo a farsi. Da Dargaud sono stati molto pazienti e comprensivi. Esattamente ad un anno di distanza dalla proposta mi ritrovavo a firmare il contratto.


In futuro, intendi proseguire disegnando ancora il classicissimo personaggio creato da Charlier e Hubinon?
SC: Sono già al lavoro sul secondo volume, dove si concluderà la vicenda. Da parte mia e dello sceneggiatore, e includo anche Dargaud, c’è l’entusiasmo e la disponibilità a proseguire, il fattore determinante nella scelta sarà il livello di apprezzamento del pubblico. 


Da parte nostra, dita incrociate nel continuare con altri volumi. D’altro canto, ho voluto chiarire fin da subito che non vorrò e non potrò lavorare esclusivamente a questo progetto per il resto della mia carriera. Non sono il creatore di Barbarossa, il mio è un adattamento personale, come credo valga per gli altri autori che sono succeduti a Hubinon; sento quindi il bisogno di lanciare prima o poi un progetto originale, magari comunque insieme a Jean-Charles Kraehn, con cui si è instaurato un feeling lavorativo eccellente. Questo non significa che abbandonerei Barbarossa, nel caso porterei avanti anche altri progetti, compatibilmente alle tempistiche.


Che tu sappia, c’è già l’interessamento di qualche editore italiano alla sua pubblicazione?
SC: Sì, assolutamente, pochi giorni dopo l’annuncio della data di uscita dell’edizione francese, sono stato contattato da Andrea Rivi per conto di Editoriale Cosmo/Nona Arte, già editori di Barbarossa in Italia, come di altri classici franco-belga. Nonostante abbiano sottolineato, perplessi, che Barbarossa non sia esattamente uno dei personaggi che hanno riscosso più successo tra i lettori italiani, si sono dimostrati molto interessati a pubblicare il nostro volume l’anno prossimo, ma ancora niente di ufficiale. Fa doppiamente piacere riscuotere interesse in un editore connazionale ma soprattutto di poter condividere anche con i lettori italiani questo progetto che tengo a cuore.



Come hai trascorso questo periodo di pandemia?
SC: Ipotizzo che i disegnatori di fumetti siano stati quelli più “preparati” a vivere il periodo di isolamento in casa, che corrisponde alla routine per la maggior parte di noi. Per quanto mi riguarda abito in campagna, ma preferisco lavorare in uno studio da solo, che rimane al centro del paese, così non ho distrazioni di alcun tipo e riesco a lavorare con maggiore concentrazione.


Per il lockdown però, ho preferito fare un trasloco veloce di tutto il materiale necessario a disegnare, e sono tornato a lavorare a casa in aperta campagna e in totale relax. Tavolo in giardino, sotto le fronde degli alberi, arietta fresca e bibite ghiacciate. Una situazione ideale che mi avrebbe permesso di lavorare più del solito per il tempo a disposizione: invece, anche a causa dell’impressione che tutto il mondo intorno si fosse fermato per qualche settimana, ho perso completamente la carica e l’entusiasmo per mettermi a lavorare con continuità.


Il lockdown è arrivato subito dopo aver consegnato le tavole del primo volume di Barbarossa, avevo già ricevuto la sceneggiatura del secondo volume, ma non c’era un’estrema fretta; mi sono potuto prendere quindi una piccola pausa che ha permesso di divagarmi facendo illustrazioni, sperimentando un po’ di tecniche con il colore, tutte cose che non richiedevano la stessa grossa concentrazione necessaria a produrre tavole, ed è così che ho ritrovato la carica e ingranato la marcia per partire con il secondo volume.


Grazie Stefano.


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