venerdì 23 giugno 2017

Tibet, mon amour - seconda parte: Alexandra David-Néel



L’esploratore tedesco Heinrich Harrer [1912-2006] nel 1944 raggiunge il Tibet, dove sopravvive sette anni, esperienza che riassume nell’autobiografia Sette anni in Tibet, interpretato sullo schermo da Brad Pitt nell’omonima pellicola del 1997.


Prima di lui, però, nel 1923, l’esploratrice francese Louise Eugénie Alexandrine Marie David [1868-1969], più nota come Alexandra David-Néel (con l’aggiunta del cognome del marito), ha violato per prima il divieto per gli stranieri di raggiungere Lhassa, la città sacra tibetana, travestita da mendicante e accompagnata dal fido discepolo Aphur Yongden.



A Parigi, oltre il Louvre, il Musée D’Orsay e il Musée du Quai Branly, mete imprescindibili per chi ama l’Arte, c’è anche un museo meno frequentato, il Musée National des Arts Asiatiques – Guimet, dedicato alle arti dei paesi asiatici.




All’interno, a parte i meravigliosi manufatti dell’estremo Oriente, nel piano superiore c’è una balconata rotonda che domina la sottostante biblioteca circolare, colma di testi pregiati e con un imponente statua di Budda nella classica posizione del fior di loto.


Su quella balconata è stata recentemente organizzata una mostra dedicata proprio ad Alexandra David-Néel, soprannominata la “Dame-Lama” per gli studi approfonditi da lei fatti sul buddismo tibetano.





L’esposizione di foto, oggetti e testi a lei appartenuti ripercorre i suoi viaggi in Oriente e in Tibet a partire dal 1911.


In tali viaggi, effettuati senza le comodità moderne in posti geograficamente inaccessibili e in condizioni climatiche e sociali avverse, è stata sempre accompagnata da Aphur Yongden, divenuto lama e rimasto fedele a lei fino alla propria morte, tanto fedele da essere adottato da lei, che ne ha conservato le ceneri nella propria casa. Le esperienze vissute nel misterioso Tibet l’hanno portata a convertirsi al buddismo, fino a diventare una Maestra ammirata e rispettata in tutto il mondo. Ha scritto anche una trentina di libri di successo che hanno consentito al grande pubblico di apprezzare il Tetto del mondo e la religione buddista.


L’intraprendente esploratrice ha lasciato in eredità al Museo Guimet una parte degli oggetti raccolti nel corso di una vita: le pitture (thangka),


le maschere per le danze rituali e la totalità della sua biblioteca tibetana, composta da antichi testi sacri.


Quando era giovane, fu proprio durante una visita al museo, mentre ammirava il Budda presente nella biblioteca circolare, che ha deciso la propria vocazione all’orientalismo.


Questo lungo prologo per dire che in alcune bacheche della mostra dedicata alla celebre esploratrice sono state presentate anche tavole originali di una bédé intitolata Une vie avec Alexandra David-Néel, scritta da Fred Campoy e disegnata dal medesimo Campoy con Mathieu Blanchot in due volumi cartonati editi da Grand Angle, in coedizione con il Guimet.


Cosa rende questa biografia diversa da altre stucchevoli biografie di personaggi famosi? In realtà i due autori hanno adattato a fumetti, con l’autorizzazione dell’autrice, l’autobiografia Dix ans avec Alexandra David-Néel, scritta da Marie-Madeleine Peyronnet, leggendaria segretaria personale e badante di Alexandra.


Marie-Madeleine, soprannominata “Tortue” dall’intrepida esploratrice, è colei che l’ha accudita negli ultimi dieci anni della sua vita ultracentenaria, fino a chiuderle gli occhi, divenendo l’inflessibile depositaria delle sue ultime volontà, curatrice delle sue memorie, del suo carteggio con il marito e dei suoi testi scritti,


custode della casa Samten Dzong (la Fortezza della meditazione, in tibetano) a Digne-les-Bains, dove ha vissuto Alexandra e trasformata in museo, fondatrice di un’Associazione Alexandra David-Néel nonché autrice dell’autobiografia di cui sopra, i cui diritti ha ceduto all’Associazione.


Il racconto si legge d’un fiato e racconta in prima persona, con tenero rispetto e lucido umorismo, la straordinaria vita della donna, così come lei l’ha narrata alla sua giovane segretaria\badante. Il lettore scopre in quale maniera, assolutamente fortunosa, nel 1959 la ventinovenne Marie-Madeleine, nata a Rechaiga, in Algeria, dove i suoi risiedevano da quattro generazioni, è stata assunta in prova per tre mesi da una signora novantenne e dispotica.


La personalità forte e determinata di Alexandra si scontra con quella, apparentemente più debole, di Marie-Madeleine, conquistata dall’intelligenza vivace e dalla tenacia di questa donna fuori dal comune, che niente e nessuno, compresi i divieti dell’impero britannico, ha mai piegato, neanche l’età e le malattie senili.


La bédé narra i momenti salienti dell’avventurosa vita di Alexandra, le sue battaglie per essere una donna libera e fuori dagli schemi,


la sua ossessione per il Tibet,


la sua ostinazione a farsi accettare da un Gomchen, uno dei più grandi saggi dell’Himalaya, con cui rimase chiusa durante sei mesi invernali in una caverna, divenendo sua discepola, imparando tecniche di meditazione e insegnamenti del buddismo destinati solo a iniziati, insegnamenti che hanno trasformato la sua vita, perché non li ha solo studiati ma li ha messi anche in pratica.


Il racconto, inoltre, rivela il legame fortissimo creatosi fra due donne, che più diverse non potevano essere, a cominciare dall’età, dal carattere, dall’istruzione per finire alle esperienze vissute e alle concezioni filosofiche di vita.


Oltre che esploratrice, femminista, anarchica, atea, scrittrice e Maestra buddista, Alexandra fu anche cantante d’opera e gli autori si divertono a mostrarla nella sua interpretazione dell’Aria dei gioielli dal Faust di Gounod, quella di “Ah! je ris de me voir si belle en ce miroir! (Ah! Rido nel vedermi così bella in questo specchio..)” divenuta celebre nel mondo del fumetto grazie a Hergé e alla sua Bianca Castafiore.


Ben riuscita nella BD l’alternanza fra presente e passato, con flashback a colori sulla sua vita giovanile e sui viaggi in Tibet alternati a vignette in toni di grigio quando Marie-Madeleine narra della propria permanenza, tutt’altro che facile, a fianco di Alexandra.


I due volumi sono corredati da redazionali finali sulla leggendaria esploratrice e sul museo. Una BD intensa, ben realizzata, che meriterebbe una traduzione.


Grand Angle è uno dei tre marchi di Bamboo Édition, utilizzato per le bédé adatte a un pubblico di lettori adulti, mentre l’etichetta Bamboo è riservata a bédé che si rivolgono ai lettori più giovani e Doki-Doki è il contrassegno per i manga. Di Grand Angle in Italia abbiamo apprezzato Lloyd Singer, L’Ambulanza 13 e Il treno degli orfani.
Nello shop del Museo Guimet siamo riusciti a stento ad acquistare i due volumi, perché distinti signori e signore anziani se li accaparravano a velocità impressionante, neanche fossero stati gratuiti. E questo la dice lunga sulla considerazione di cui gode la bédé in Francia!

Une vie avec Alexandra David-Néel
di Fred Campoy (testi e disegni) e Mathieu Blanchot (disegni)
Grand Angle


Livre 1, 2016



Livre 2, 2017

2 commenti:

Pierpaolo Ghisetti ha detto...

uno dei più grandi orientalisti è stato l'italiano Giuseppe Tucci, dai cui viaggi è nato il famoso 'Segreto Tibet' di Fosco Maraini: meriterebbe veramente un fumetto apposito, magari disegnato da un italiano. Un libro le cui immagini, proprio di Maraini con la fedele Leica, hanno fatto sognare tanti appassionati del vero Tibet e non del triste e vuoto simulacro attuale

Anonimo ha detto...

Chiedo alla Redazione se ha modo di convincere qualche editore italiano per la pubblicazione. Pietro