venerdì 17 aprile 2020

Da Hara-Kiri a Charlie Hebdo



Una storia “bête et mechant” lunga 60 anni - prima parte

Desideriamo parlare sulla storia di un gruppo di autori umoristici che con i loro periodici pubblicati nel corso di sessant’anni hanno sconvolto il modo di fare giornalismo, incidendo sui costumi della società francese e scrivendo, purtroppo, i loro nomi nella Storia di Francia.
A metà degli anni ’50, nella redazione della rivista satirica Zéro, venduta porta a porta, si incontrano il direttore delle vendite Georges Berniér e il caporedattore François Cavanna


L’equipe redazionale è composta da Fred Othon Aristidés, in arte Fred, Jacques Lob, in arte Lob e Pellotsch. Poi il nome della testata è cambiato in Les Cordées, più rassicurante e meno sospetto per la polizia francese. Ma il cambiamento di nome non piace a Cavanna, che vorrebbe fare una rivista sul genere dello statunitense Mad Magazine, per parodiare la politica e la società francese attraverso la bedé. A Cavanna si presenta un diciassettenne che si firma Jiem, in realtà si chiama Jean-Marc Reiser, un artista prodigioso, purtroppo scomparso precocemente, e che sarà sempre legato al caporedattore, considerato da lui quasi come un padre. 


Cavanna espone, inutilmente, il suo progetto alla nuova proprietaria di Cordées, per cui con Fred decidono di fondare una propria testata chiedendo aiuto a Berniér. Dopo qualche tentennamento, nel maggio 1960 Berniér, che ha molta influenza sui venditori porta a porta, si lancia anche lui in quell’avventura entrando nella nuova redazione, situata in un suo locale in affitto, in rue Choron n.4, nel IX arrondissement. A questo punto mancano i soldi e il titolo della pubblicazione. Ai soldi ci pensa Berniér, mentre il titolo è scelto da Cavanna, Hara-Kiri, breve e scioccante, un magazine che deve sovvertire i canoni del giornalismo.

Le diecimila copie del primo numero mensile sono distribuite porta a porta nel settembre 1960 e nella sola Parigi. Diretta da Berniér, la rivista, in formato piccolo e più pratico, costa 1,90 franchi ed ha 64 pagine con testi in maggior parte scritti da Cavanna, anche sotto vari pseudonimi, e disegni di Fred, Reiser, Lob, Pellotsch e Antoine Raymond, in arte Vicq.


La copertina che mostra un giapponese che compie il rituale suicidio è opera di Fred, il quale disegnerà molte copertine di grande impatto grafico, rivelandosi un vero artista, poco apprezzato, purtroppo, dagli editori italiani che non lo hanno quasi mai degnato di attenzione. Peccato!

Dal terzo numero il formato si allunga e arriva nelle edicole. Dal settimo la rivista è sottotitolata, in maniera provocatrice e ironica, « journal bête et méchant », parole riprese da Berniér da una lettera di protesta di un lettore e che rimarranno come definizione della politica editoriale della pubblicazione!


Tra la fine del 1960 e l’inizio del 1962 la redazione si irrobustisce con l’ingresso di Jean Cabut, in arte Cabu, Roland Topor, Georges Wolinski e Georges Blondeaux, in arte Gebé, i quali, con Fred e Reiser, fanno acquistare alla rivista satirica la potenza di fuoco di una supercorazzata. I loro nomi sono nella storia della bedé e, purtroppo, non solo in quella per due di loro.


Nel 1965 Fred e Topor abbandonano la rivista per motivi economici, subito sostituiti dal belga Guy Pellaert, dall’olandese Bernard Willem Holtrop, in arte Willem, e dal giornalista disegnatore Pierre Fournier. Ma quello che dà una spinta alla redazione è l’ingresso nel 1967 di Henri Roussel, in arte Delfeil De Ton, uno dei redattori più prolifici. Collaboratori saltuari sono Guy Mouminoux, Raymond Queneau e un giovane Jean Giraud, che si firma per l’occasione Moebius, e scusate se è poco. 


La redazione, quindi, è completa, manca solo un personaggio che sia l’espressione vivente della “filosofia” scema e cattiva della rivista. E sarà lo stesso Berniér a impersonare questo personaggio, il prof. Choron, dal nome della strada. Vestito sempre con polo rosse, con il cranio rasato e con perenne bocchino e sigaretta, sarà il simbolo vivente della rivista.
Nel corso degli anni ’60 il giornale subisce cambiamenti in meglio: dall’iniziale bianco e nero si passa al colore e si aggiungono fotografie per pubblicità e fotoromanzi demenziali, anche erotici, chiedendo aiuto per questo alle stupende ballerine del Crazy Horse.


Il disegno, però, rimane la punta di diamante della pubblicazione, grazie ai nomi citati sopra. Vedono la luce opere quali: Berck di Gébé, Le Journal de Catherine di Cabu, Le Bistrot d’Émile e Hit-Parade di Wolinski, Le Petit Cirque e Tarsinge, l’homme Zan di Fred, Mon Papa di Reiser e Pravda la Survireuse di Pellaert.


Per molto tempo, per mancanza di sponsor, la tiratura è assestata sulle sessantamila copie, affidandosi solo alla pubblicità nelle edicole. Poi, fortunatamente, il giornale inizia a diventare un fatto di costume di cui si parla in tv e alla radio, per cui le vendite salgono a 250 mila nel 1966.



Il giornale cambia radicalmente il concetto di satira e umorismo nella stampa francese. Pervaso da uno spirito fortemente anarcoide, si scatena contro ogni autorità, ecclesiastica, militare, politica, padronale, familiare, scolastica. In pratica gli autori hanno carta bianca, senza censure o tabù, ognuno è responsabile di quello che scrive o disegna sulla propria pagina, scegliendo in autonomia l’argomento di cui trattare. Cavanna pone solo un limite ai suoi autori: niente calembours, gag, carognate e allegorie.


Il sesso, argomento molto di moda alla fine degli anni Sessanta, è trattato con irriverente umorismo e leggerezza, soprattutto nelle bedé di Wolinski, anche mostrando foto di belle ragazze nude in situazioni grottesche. E come non ricordare le copertine e i disegni su irriverenti argomenti scatologici?


Non è un giornale politico o eversivo, anche per la sua periodicità mensile che non consente di stare dietro ai fatti dell’attualità, come invece riuscirà a fare per un periodo di tempo il settimanale Pilote, grazie anche al contributo di alcuni autori transfughi da Hara-Kiri.
Negli anni Sessanta il giornale subisce sequestri e per due volte (nel 1961 e nel 1966) è vietata la sua vendita al pubblico per colpa della censura francese, molto presente nell’epoca gollista, segno di un duro scontro fra “l’esprit Hara-Kiri” e la morale pubblica.


Quando riappare nelle edicole nel 1967, Berniér fonda Les Éditions du Square. In conseguenza dei lunghi sequestri, le vendite però calano quasi ai livelli iniziali. Dal 1969 Reiser, Gebé, Cabu emigrano su Pilote, settimanale Dargaud diretto da René Goscinny, o vi collaborano part time, come Wolinski. Con il loro arrivo, che rimpolpa la redazione già ricca di nomi eccellenti (Goscinny, Charlier, Uderzo, Fred, Giraud, Hubinon, Godard, Ribera e altri), il periodico Dargaud diviene il più bel settimanale mai stampato in Francia.



Parte seconda: Da Hara-Kiri Hebdo a Charlie

1 commento:

Keyser ha detto...

Eccezionale!
Da amante di Giraud e di Fred (tra l'altro, l'autore del samurai sulla copertina del n. 1) conoscevo ovviamente a grandi linee la storia della rivista, ma un piccolo bignami come questo è molto ben accetto :D