mercoledì 23 luglio 2014

Aquila, il pilota venuto dal Tibet


Si chiama Singh ma tutti lo conoscono come Aquila, stiamo parlando del personaggio a fumetti che Albert Weinberg creò, appositamente e in esclusiva, per lanciare il nuovo Corriere dei Ragazzi, il settimanale che nel 1972 sostituì il glorioso Corriere dei Piccoli. Le sue avventure appaiono, infatti, fin dal primo numero della rivista. L’autore belga, già famoso per aver ideato il pilota canadese Dan Cooper sulle pagine dell’ «hebdomedaire» Tintin, lavorò su questo nuovo character fino al 1976, anno in cui di fatto il periodico cessò le pubblicazioni per far posto al molto meno interessante Corrier Boy. Figlio di un marinaio norvegese che sposò la mamma indiana, Aquila è un audace pilota di aerei, allevato da un monaco tibetano, impegnato in difficili azioni di salvataggio in tutto il mondo. Le doti di Aquila, oltre il coraggio, sono la sua profonda umanità e la sua lealtà. Inseparabile amico, collega e compagno di avventure è lo jugoslavo Jusic con il quale spesso deve affrontare il pericoloso criminale detto «Cobra Nero», un malvagio terrorista mascherato che nel costume ricorda alcuni personaggi del fumetto “nero” italiano. Jusic e Aquila sono molto legati alla giovane giornalista Gina Lombardi che insieme a loro ha vissuto le avventure più drammatiche.


Come per altri fumetti di Weinberg (Dan Cooper, Giovanni Di Celli) anche questa serie si avvale delle grandissime conoscenze in campo aviatorio del suo autore che, in alcune vignette, si diletta a descrivere e illustrare fino ai minimi particolari i dati tecnici relativi agli aerei pilotati da Aquila. Le avventure contano, il più delle volte, otto tavole per episodio per un totale di una ottantina di storie, alcune di queste non sono autoconclusive e proseguono nell’episodio successivo. La produzione è ancora oggi inedita in lingua francese mentre alcuni episodi sono stati pubblicati in Germania da Zack.


Nel blog del Corriere dei Ragazzi, curato da Alfredo Castelli, allora colonna della redazione, il popolare sceneggiatore di Martin Mystère racconta un aneddoto sulla serie Aquila e il suo autore:
«Weinberg veniva spesso a Milano (parlava un italiano buffo ma efficace e parecchie altre lingue) per finire le tavole di Aquila all’ultimo istante utile, a volte rimanendo in redazione tutta la notte e facendosi dare una mano da Renato Frascoli. Quando proprio non riusciva a realizzare un racconto in tempo, recuperava qualche storia breve di Dan Cooper realizzata per Tintin Selection, e, con grande precisione e pazienza, tagliava dagli originali dei piccoli rettangoli che contenevano la testa del protagonista, li sostituiva con rettangoli della stessa carta che si incastravano perfettamente senza fare ombre o spessori, quindi vi disegnava il volto di Aquila con il caratteristico turbante. Dopo che il tutto era stato riprodotto, risistemava le teste originali.»














Cronologia di Aquila

Corriere dei Ragazzi 1972:
1, 3/10, 18, 19, 22/24, 26/28, 30, 32, 33-34, 36/38, 40/42, 44, 46/48, 50 e 52.


Corriere dei Ragazzi 1973:
1-2, 3-4, 5-6, 11-12, 13-14, 15, 16, 18/21, 24/28, 47 e 51.

Corriere dei Ragazzi 1974:
2, 5, 17, 24, 30, 34, 40 46 e 50.


Zack Avventura 1974: Allarme! Dischi volanti

        
Corriere dei Ragazzi 1975:
4, 11, 15, 26, 34, 36, 48 e 50.


Corriere dei Ragazzi 1976:
1, 2, 4, 8, 11, 13, 16, 29, 32, 36 e 43.


n.b.: la maggior parte delle storie sono state pubblicate sul CdP/CdR senza titolo.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Beh Aquila è un opera minore di Weinberg, preferisco ricordarlo per il suo mitico Dan Cooper insieme ai mitici CLASSICI AUDACIA.
Roberto

Rex ha detto...

Sono d'accordo, a me l'Aquila annoiava mortalmente.

Come TUTTI i fumetti realistici degli autori italiani del CdR, del resto.

A proposito dei Classici Audacia, le due storie di Ric Roland nell'albo in edicola erano state presentate sul numero 33.

Salvo la seconda striscia della prima tavola, per ragioni grafiche.

Max Bruni ha detto...

Per chi non ricordasse o non sapesse, Renato "Taner" Frascoli era il disegnatore dei mezzi meccanici sul Corriere dei Piccoli (treni, auto, aerei ecc.). Non so sul Corriere dei Ragazzi, perché, purtroppo non lo compravo. Però non sono d'accordo con Rex sulla noiosità dei racconti realistici del CdR, realizzati da Mino Milani e Alfredo Castelli (per me due miti) e disegnatori del calibro di Toppi, Battaglia, Micheluzzi e altri.

Rex ha detto...

Gli italiani del CdR erano bravissimi nel comico (per esempio, Altai e Johnson di Tiziano Sclavi). Ma poi hanno calcato la mano, mettendo il pur buono Omino Bufo di Castelli da tutte le parti, probabilmente causando uno stop dei fumetti comici da parte dell’editore.

Invece, nelle storie realistiche gli sceneggiatori italiani erano molto deboli e i disegnatori, ragionando da illustratori, invece di disegnare fumetti ricalcavano fotografie.

Castelli e Sclavi hanno avuto bisogno delle numerose pagine degli albi Bonelli per trovare una tecnica di scrittura adatta. Purtroppo Milani questa occasione da Bonelli non l’ha avuta (chi sa perché, ce lo dica). Quanto ai disegnatori, in quanto illustratori, non erano per lo più adatti per il fumetto avventuroso.

Poi c’era il problema della puzza sotto il naso: il CdR voleva essere il Corriere della Sera del fumetto, quindi divenne menoso. Il CdR aveva due possibilità: rimanere lo Spirou/Tintin/Pilote italiano che era il CdP o diventare uno spregiudicato Skorpio per lettori più grandicelli, invece ha scelto la strada del vicolo cieco. Costringendo l’editore, per il continuo calo di copie vendute, a trasformarlo nel CorrierBoy. Un niente a livello qualitativo, ma che almeno 250 mila copie le vendeva.

Oggi siamo ancora a parlare dei fumetti francofoni del CdP, non certo delle boiate italiane del CdR, ricordato con nostalgia, forse, solo da qualche primo della classe che la puzza sotto il naso l’aveva pure lui.

Max Bruni ha detto...

Leggo con piacere i tuoi messaggi anche se non condivido al 100% le tue analisi, come in questo caso: semplice questione di gusti. Il CdR l'ho conosciuto dopo, quando ormai ero più grandicello e mi è piaciuto, e, sottolineo, non ero sicuramente il primo e neanche il secondo, né il terzo della classe!

Rex ha detto...

Grazie Max.

Se il CdR fosse stato realizzato da autori di serie B non lo avrei letto, come non leggevo CorrierBoy: quello che mi seccava è che i più grandi sceneggiatori italiani sprecassero così il loro talento.

Ti ricordi l’Ombra di Castelli, le serie fantascientifiche di Sclavi e Lord Shark (o come si scrive) di Milani?

Enormi quantità di talento sprecato.

E mi fa arrabbiare leggere, ancora oggi, gli autori di allora ripetere: “Ma il CdR era pubblicato dall’editore del Corriere della Sera, non potevamo scendere a certi compressi!”.

Quali compromessi, quelli dell’allora vendutissimo Skorpio?

È questa la puzza sotto il naso a cui mi riferisco.

Quanto ai lettori, erano ormai diventati davvero molto pochi (tra i quali c’era sempre il seccatissimo sottoscritto).

Rex ha detto...

Certo che l'avevo presa davvero male la trasformazione del CdP-CdR da francofilo a italianofilo!

Sono al limite della patologia. O oltre?

Che ci posso fare, il CdP pre-CdR mi piaceva proprio...

Rex ha detto...

Secondo me l’idea della serie di Aquila (un Dan Cooper tirato via, che a sua volta era un Buck Danny tirato via) l’aveva avuta Mario Oriani, il direttore generale dei periodici Crespi.

Già l’ho detto altrove: quando gli avevo chiesto notizie sul direttore responsabile del CdP, Carlo Triberti, Oriani si era spazientito perché amava prendersi tutto il merito. Mi aveva risposto: “Ma pensi che a lui non piaceva neppure Michel Vaillant! Gli piacevano i Puffi!”. A parte che anch’io preferivo di gran lunga i Puffi alle storie di un pilota d’auto, questa frase spiega come Oriani fosse attratto dai motori. Poi lui aveva fatto parte della Decima Mas: motori e militari.

Lo stile di Wienberg era poco vivace e molto realistico, quindi accettabile per quelli del CdR. Le storie realizzate in fretta e furia di Weinberg, che si dimenticano subito dopo averle lette, si sono ben amalgamate al resto. Era proprio un prodotto perfetto per il CdR, partito con ancora molte cose buone (quello che rimaneva dei francofoni; i fumetti comici italiani di Castelli, Sclavi, Gomboli, Silver, Bonvi, Carnevali e, soprattutto, Jacovitti) e finito nel 1976 come sappiamo.

Aiutooooo! La paranoia mi ha colpito ancora!

Max Bruni ha detto...

Vedi che una cosa in comune l'abbiamo? L'amore per il CdP! Ho ricomprato tutte le annate della mia infanzia-gioventù ed è un piacere sfogliarle, non solo per il materiale franco-belga, eccellente, ma anche per quello italiano..eccellente (secondo me, bada). Ci sono numeri dove trovi Pratt, Battaglia, Toppi, Cimpellin, De Gennaro, Uggeri! Che volevi di più da un settimanale per ragazzini dell'epoca?

Rex ha detto...

Battaglia, Toppi e Uggeri (illustratore sottovalutato) erano dei grandi, ma dì la verità, ti piacevano così tanto quando eri ragazzino?

Secondo me erano fuori posto sul CdP. Il quale, disdegnando storicamente il fumetto vero e proprio, nel 1908 aveva iniziato a pubblicare fumetti comici senza le nuvolette, con le rime baciate.

Per lo stesso motivo, negli anni cinquanta ha iniziato a pubblicare fumetti realistici facendoli disegnare agli illustratori (storytelling addio!).

Insomma, aveva troppa puzza sotto il naso.

Rex ha detto...

Naturalmente Battaglia, Toppi, Uggeri e De Gennaro sono degli artisti indiscutibili.

Come lo erano Rubino, Sto e Mussino, anche se invece dei balloon usavano le didasclaie con le rime baciate.

Così pure Castelli e Sclavi sono grandi sceneggiatori di storie avventurose lunghe (Bonelli) e di storie umoristiche (CdP/CdR), anche se nelle storie avventurose brevi erano scarsi. Pure le loro brevi per il Giornalino erano deludenti.

Non deve stupire, nessun autore brilla in tutti i generi e in tutti i formati. Si potrebbero fare diversi altri esempi.

Rex ha detto...

Questo perché Castelli e Scalvi sono più degli sceneggiatori che dei soggettisti.

Quando scrivono per Bonelli partano senza soggetto, cioè senza sapere come la storia si svilupperà e finirà, però la loro grande abilità di sceneggiatori li porta a rendere interessante il tutto.

Invece, per una storia breve il soggetto è fondamentale.

Ecco, un altro limite del CdR è avere abbandonato il format delle storie a puntate per quello delle storie autoconclusive (salvo eccezioni).