In Francia esiste una lunga tradizione
editoriale che lega satira, umorismo e BD e che risale ai primi passi del
fumetto in quel paese. Impossibile citare tutti gli autori che hanno
contribuito a imporre questo genere ancora molto di moda, ognuno di loro
meriterebbe un discorso a sé: Doré, Caran D’Ache, Nadar, Wolinski, Reiser, Siné, Sempé, Gotlib, Bretécher, Lauzier, Vuillemin, ecc..
Durante il Secondo Impero, nei kiosques parigini ottennero un
lusinghiero successo i periodici satirici illustrati da precursori della satira
moderna, con storie che mettevano alla berlina gli ottusi e i potenti
dell'epoca.
Capofila degli editori fu Charles Philipon con le riviste La Caricature (1830), il cui caporedattore era il visionario Albert Robida e collaboratore Emmanuel “Caran d’Ache” Poiré, e Le Charivari (1832), cui collaborò Honoré-Victorien Daumier.
Le Journal amusant (1848) annoverava tra
i suoi collaboratori il medesimo Philipon, Adrien Gaspard-Félix “Nadar” Tournachon, e il giovane Gustave
Doré; costui pubblicò nel 1854 una Histoire dramatique, pittoresque
et caricaturale de la
Sainte Russie , immaginaria rappresentazione della Russia zarista.
Buon successo ottenne la rivista satirica Le
Chat Noir (1882), dal nome dell’omonimo cabaret parigino, di Robert
Salis, che fra i collaboratori includeva Caran d’Ache e Henri de Sta (Henri di Saint-Alary), con le sue incisive storielle
sull'epopea napoleonica.
Nel 1889, l’editore Armand Colin pubblicò Le
Petit Français illustré
(1889), settimanale per ragazzi celebre per le due pagine a colori, inserite
nel 1900, con le esilaranti tavole sulla vita dei francesi de La Famille Fenouillard ,
Les malices de Plick et Plock, Les
facéties du sapeur Camembert e Vie et mésaventures du savant Cosinus,
tutte create dall’inventiva di Georges “Christophe”
Colomb.
Nel 1908, gli
intraprendenti fratelli Georges e Charles Offenstadt fondarono la
casa editrice Societé Parisienne d’Édition (SPE), con cui pubblicarono L’Épatant, divenuto in breve il
più celebre illustrato dell'epoca, caratterizzato da un umorismo
piuttosto grossolano, da caserma. Famose
le avventure anarcoidi dei simpatici Les Pieds Nickelés di Louis Forton, soprannome con cui erano chiamati tre ribaldi
amici dagli altisonanti nomi di Croquignol (dal grande naso), Ribouldingue
(il barbuto) e Filochard (cieco di un occhio), in perenne rivolta
contro la società benpensante dell'epoca.
Nel 1944, Edmond-François
Calvo disegnava La Bête est mort, una
patriottica satira animaliera sull’occupazione nazista durante la Seconda
Guerra Mondiale, su soggetto di Victor Dancette e Jacques Zimmermann:
ovviamente la Bestia era Hitler!
Negli anni
Cinquanta ebbero un grande successo gli umoristi Maurice “Siné” Sinet, Yvan
“Chaval” Le Louarn, Jean-Jacques Sempé e Raymond Peynet (forse
non tutti sanno che i suoi celebri Les Amoureux
iniziarono come striscia giornaliera sui quotidiani), le cui vignette
iniziarono a essere pubblicate anche su quotidiani e settimanali d’informazione.
Nel 1953 uscì la
rivista artistico-letteraria Bizzarre, ispirata dal surrealismo, fra i
cui collaboratori troviamo Siné, Chaval, Roland Topor, Jean-Michel Folon,
Georges Wolinski, Francis Lacassin (Club des bandes
dessinées, 1962), François Caradec (I primi eroi, Garzanti, 1962).
Dobbiamo, però,
arrivare agli anni Sessanta, segnati da profondi mutamenti nei costumi e nella cultura della società francese, per trovare nelle BD
una ricerca tematica più approfondita, con introduzione di argomenti idonei a
un pubblico più smaliziato e adulto: razzismo, femminismo, ecologia, politica, sesso,
il tutto rivisitato anche sotto un aspetto umoristico e satirico.
Dopo
un iniziale e tormentato periodo, l’ebdomadario francese Pilote,
nato nel 1959, fu acquistato dall’editore Dargaud,
il quale impose come caporedattori del settimanale il soggettista di storie
avventurose Jean-Michel Charlier e l’umorista
René Goscinny.
Sotto la loro guida il
periodico incarnò il simbolo del rinnovamento qualitativo della BD francese divenendo un fatto
di costume, grazie anche a una crescente notorietà al di fuori del ristretto
ambito degli abituali lettori di fumetti.
Celebri le serie umoristiche
pubblicate: quelle scritte da Goscinny con Albert
Uderzo (Astérix et Obélix),
Marcel “Gotlib” Gotlieb (Les Dingodossiers)
e Sempé (Le petit Nicholas), senza dimenticare l’irriverente Rubrique-à-Brac del solo Gotlib, il parigino
fracassone Achille Talon di Michel “Greg”
Regnier, e l’onirico e surreale Philemon
di Frédéric Othon Théodore "Fred” Aristhides.
Nel settembre 1960 uscì il mensile satirico Hara-Kiri, delle Éditions du Square,
creato da François Cavanna e da Georges “Professor Choron” Bernier con direttore Fred. Nelle intenzioni il giornale
satirico doveva capovolgere i canoni del giornalismo con il suo umorismo
graffiante e nichilista.
Il primo numero di 64 pagine in piccolo formato, con
copertina di Fred, direttore artistico, testi di Cavanna e altri, disegni di
Fred, di Jacques Lob e dell’incredibilmente corrosivo Jean-Marc “Jiem” Reiser, fu venduto porta a porta. Dal n.7 la testata divenne Hara-Kiri, journal bête et mechant,
sottotitolo adottato dalla redazione e ripreso da una frase di una falsa
lettera scritta da Cavanna che si proclamava un lettore scontento e che in sostanza
diceva: «Voi siete scemi. E non soltanto
scemi ma anche cattivi».
Agli inizi del 1962 giunsero a rinfoltire i
ranghi dei disegnatori una generazione di formidabili autori che avrebbero
contribuito a dare lustro alla satira e alla BD: Jean “Cabu” Cabut, George “Gebé”
Blondeaux, Topor, Wolinski, Claude
Serre, seguiti da Guy Pellaert, Bernard Willem “Willem” Holtrop, Henri “Delfeil du Ton” Roussel, Guy “Dimitri” Mouminoux, Jean “Moebius” Giraud e Reiser, tutti
autori più giovani di Cavanna, portabandiera di un umorismo originale, dissacratorio,
violento e anarcoide.
Per lui essi ebbero sempre profondo rispetto e
riconoscenza, poiché lasciò loro ampia libertà di scelta sugli argomenti da
trattare nelle proprie tavole. A metà degli anni Sessanta la rivista raggiunse
tirature da capogiro, 250.000 copie, divenendo un fatto culturale di costume
che ha inciso profondamente nella storia della BD francese.
Nel medesimo anno, sulla rivista V Magazine, Jean-Claude Forest creò le avventure erotico-spaziali
dell’avvenente Barbarella:
la satira e l’erotismo contenuti nella trama, esaltati dalla grafia surreale dell’autore
resero il personaggio capostipite di una lunghissima schiera di seducenti
eroine nel fumetto mondiale.
Su Pilote
il caustico Le
grand Duduche di Cabu
focalizzò umoristicamente l’attenzione sulle intemperanze dei giovani liceali
francesi.
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